BALZAC NEL CINEMA MUTO

ALLE GIORNATE DI PORDENONE
I FILM TRATTI DALLE OPERE DEL GRANDE SCRITTORE FRANCESE

Gli adattamenti letterari avranno un ruolo rilevante nel programma della 37a edizione delle Giornate del Cinema Muto (dal 6 al 13 ottobre al Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Pordenone), a partire da I promessi sposi di Mario Bonnard (1922), la cui grandezza riecheggia nella nuova partitura – una co-produzione delle Giornate e Piano FVG, Sacile – che Valter Sivilotti ha composto per l’occasione e che sarà eseguita, con la direzione dal Maestro Massimo Belli, dalla Nuova Orchestra “Ferruccio Busoni” di Trieste in collaborazione con l’Orchestra Naonis di Pordenone.

Particolarmente significativa, per quanto riguarda gli intrecci fra cinema e letteratura, è la sezione dedicata a Honoré de Balzac, che continua un percorso iniziato gli anni scorsi con programmi che hanno messo in rilievo il ruolo di grandi scrittori dell’Ottocento quali Charles Dickens, Victor Hugo, Alexandre Dumas.

Tocca quindi ora a Balzac, un autore amato da tanti registi (un nome su tutti, Truffaut) per la sua straordinaria capacità di mettere in scena il gran teatro del mondo e tutti i sentimenti dell’uomo, dai più nobili ai più meschini, evitando di dare giudizi morali. Il realismo, a volte melodrammatico, dell’opera di Balzac è stato fonte di ispirazione per i cineasti del muto quasi quanto la Bibbia, e un’occasione di divertimento popolare oltre che di affinamento del gusto del pubblico.

Il festival darà modo di vedere come le cinematografie dei diversi paesi adattarono il vasto repertorio di personaggi balzachiani. Delle oltre trenta versioni da Balzac nel cinema muto italiano ne sopravvive sfortunatamente solo una, del 1909: Spergiura! (da La Grande Bretèche, La casa del mistero) di Arturo Ambrosio e Luigi Maggi. Il film sarà presentato insieme ad altri realizzati dal 1906 al 1927 in Francia, Germania e Stati Uniti. La selezione comprende titoli quali L’homme du large di Marcel L’Herbier (1920), tratto da Un drame au bord de la mer (Un dramma in riva al mare); Paris at Midnight (1926) di E. Mason Hopper, da Père Goriot (Papà Goriot); Liebe (1927) di Paul Czinner, da La Duchesse de Langeais (La duchessa de Langeais) e, dello stesso anno, La cousine Bette (La cugina Bette) di Max de Rieux.

Altre presenze letterarie alle Giornate del Cinema Muto 2018 sono Il fauno di marmo (1920), da Nathaniel Hawthorne, diretto ancora da Bonnard, e Der Hund von Baskerville (Germania 1929) di Richard Oswald, l’ultimo adattamento muto di una trama di Sherlock Holmes, che sarà presentato nella sezione dedicata alle riscoperte e ai nuovi restauri, come Tokkan kozo [Un monello incontenibile] (JP 1929) di Yasujiro Ozu, liberamente tratto dal racconto “The Ransom of Red Chief” di O. Henry.

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